Cosa mi manca

Sono seduta nel mio vecchio “studio”, Marco Valerio sta dormendo, Mariavittoria è uscita con il nonno, mia sorella non c’è e mia madre è in Libia.

Ho le finestre aperte, spalancate a causa del caldo. Nessun rumore, solo il cinguettio degli uccelli.

A Roma questo silenzio me lo sogno proprio, non mi sono ancora abituata al casino delle macchine, delle sirene, dei clacson…di tutti i rumori possibili.

Sono cresciuta in periferia.

Il mio buongiorno erano gli uccellini sopra al tetto che mi svegliavano e durante il periodo estivo qualche vicino che tagliava l’erba ( ecco questo dopo un pò è veramente fastidio soprattutto alle 6.30 di mattina!). Ecco i mie rumori.

Le cene serali o quelle improvvisate con la scusa ” aggiungi un posto a tavola” in giardino mi mancano, il profumo delle candele  e tutte le peggiori frasi contro le zanzare.

Le mie lunghe camminate in giardino stando al telefono, dove mia madre ogni volta mi guardava e mi diceva “Stai un pò ferma che mi fai venire il mal di mare?”.

Sì, lo confesso quando sono al telefono io cammino. Infatti Mariavittoria da piccolina prendeva il telefono e mi imitava.

Oggi mi sto assaporando veramente ciò che mi piace e quello che domani mi mancherà tanto. Il Tir sostiene che ho un rapporto morboso con la mia famiglia, molto probabilmente sarà vero. Ma l’idea che domani ritorno a Roma e  rilascio qui il mio mezzo cuore mi sento male. Non mi sono abituata e non credo che riuscirò mai ad abituarmi.

Quando i miei genitori o mia sorella vengono a Roma, è difficile che li accompagni in stazione. Ogni volta che la porta si chiude mi viene un nodo alla gola e piango per qualche ora.

Questo per esempio non succedeva quando abitavo a Rovigo, molto probabilmente perché facevo Padova- Rovigo tutti i giorni.

Tra qualche giorno sarà un anno esatto che mi sono trasferita e farò un bilancio di questi 12 mesi  capitolini.

 

Rispondi