7+4

Gemelli_pronto_soccorso_1160x490Una settimana fa al Policlinico Gemelli….

Ci sono dei momenti nella vita che ci si deve fermare e fare il punto della situazione. Ecco per me è arrivato questo momento dove i pensieri sono confusi come le emozioni.
Nella mia testa tante domande senza nessuna risposta, sono consapevole che non ci sia una risposta o un perché. Non posso puntare il dito contro niente e contro nessuno.
A 35 anni ho preso quella consapevolezza di cosa mi piace e non mi piace, di cosa voglio e non voglio, ho preso quella consapevolezza di cosa essere nel mondo.
A 29 anni non pensavo che un figlio venisse subito, credevo nella famiglia del mulino bianco, non credevo a tantissime cose e in questi ultimi giorni mi è capitato di spostare i miei pensieri in quei 9 mesi. I 9 mesi miei e di Mariavittoria. Mi ricordo benissimo quei 9 mesi, mi ricordo benissimo che non ero riuscita ad emozionarmi davanti alla prima ecografia ma semplicemente quando l’ho vista per la prima volta , quando ho visto le due linee mi sono sentita in trappola. Ho capito che la mia vita era cambiata. Mia figlia è stata voluta e desiderata ma io non ero pronta a lei, al mio ruolo.

Le vicissitudini che ci sono ti fanno cambiare, soprattutto quei punti di vista e valori che hai sempre pensato di crederci.

Ho cresciuto mia figlia da sola, non mi sono mai pentita di questa mia scelta anzi sono sempre stata supportata dalla mia famiglia e grazie a loro ho sempre preso scelte responsabili e mature per mia figlia.

A 35 anni voglio un figlio perché mi sento pronta ad averlo. Voglio un figlio con mio marito. La persona che amo, che ho scelto di vivere per il resto della mia vita. Un figlio non arriva quando lo vuoi tu, questo l’ho capito. Un figlio arriva quando deve arrivare. Ogni mese speri che succeda quel miracolo, l’aspettativa e l’attesa sono i peggiori nemici per chi vuole un figlio e questo figlio non arriva. Ma poi succede che escano quelle due linee e tutto il tuo mondo cambia. Inizi a sognare, a credere che sia successo quel miracolo fino a quando non succede un qualcosa che mai avresti pensato di vivere.

La prima perdita…ti chiedi com’è possibile, il perché e il per come. Fai tutto ciò che è possibile e vivi sempre con quell’ansia che succeda qualcosa. L’ansia da pipì, di guardare il wc, la carta igienica, le mutande dove speri di non vedere nulla e invece c’è sempre qualcosa.

C’è qualcosa che non va, lo capisci è tutta la tua felicità scompare. Vedere quel cuore che batte ti fa credere che ci possa essere un miracolo perché speri nel miracolo che vada tutto bene ma poi vuoi soltanto uscire da questo incubo. È un incubo da non vivere.

Quelle perdite non cessano mai, il colore cambia eppure la densità, piano piano arrivano quei dolori e inizia ad esserci un mix di emozioni e pensieri, tra il razionale e l’irrazionale.
L’ennesima ecografia, dove fino a qualche giorno fa si vedeva un piccolo cuore che batteva e ne andavi tanto fiera, oggi non si vede e non si sente più.
Le lacrime non si possono trattenere, solo chi ha provato sulla propria pelle capisce e comprende ciò che stai vivendo. Le frasi di circostanza sono frasi di circostanza perché poi lo sappiamo benissimo che in certe situazioni è difficile dire qualcosa.
La mia storia finisce a 7+4 e mentre scrivo sono su una barella del pronto soccorso per aspettare di sapere cosa devo fare perché non và come dovrebbe andare!

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